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Scenari del nuovo consumo
Giovedì 09 Ottobre 2008 18:17

La dinamica inflazionistica cambia i comportamenti di consumo.

A fronte di una crisi dei consumi, gli italiani dimostrano di sapersi adattare modificando i loro atteggiamenti d’acquisto. I consumi sono diminuiti per mezzo di riduzioni nelle quantità e razionalizzazione negli acquisti. Dove c’è stabilità degli acquisti corrisponde un calo della quantità per venir meno alla dinamica inflazionistica. In questo quadro si inserisce il trading down che identifica quella pratica perseguita per l’acquisto di prodotti a un prezzo ridotto senza tralasciare un requisito minimo di qualità.

I motivi del successo del trading down sono da ricercare nel fatto che il consumatore lo vive in modo positivo, come un segno di pragmatismo verso la crisi economica, senza frustrazione ma anzi con consapevolezza e capacità di informazione. Un consumatore che sa scegliere e decidere per quali categorie ridurre la quota spesa e per quali prodotti aumentare, invece, la disponibilità allo shopping avviando una più marcata personalizzazione del rapporto con i prodotti e i brand. Ed è trasversale a tutte le classi sociali.

Per contrapposizione il trading up sale anch’esso ma non come il suo opposto, si assesta ad una limitazione dell’applicazione. Diminuiscono le categorie sulle quali il consumatore fa trading up a favore del trading down.

Emozioni associate al trading down:

. è segno di pragmatismo

. è per persone bene informate

. è segno di frugalità

. lo faccio per la famiglia

. mi sento furbo

. mi fa sentire meglio

. lo faccio per me

e via di seguito con un appagamento da parte del consumatore in termini di esperienza d’acquisto.

 
Aziende e investimenti
Martedì 07 Ottobre 2008 18:18

La responsabilità delle imprese verso l’ambiente.

Il consumatore socialmente responsabile chiede comportamenti sempre più concreti alle imprese sul piano dell’allarme ambientale. E’ una domanda che investe in primo luogo le imprese appartenenti ai settori percepiti come più “aggressivi” verso l’ambiente: chimico, petrolifero, automobilistico. Alle imprese si chiede non solo di evitare i disastri ambientali, ma di impegnarsi in modo costante alla riduzione dell’impatto di processi produttivi, prodotti e confezioni. Si chiedono auto con minori emissioni, elettrodomestici a minor consumo di energia, confezioni meno voluminose e possibilmente biodegradabili.

Le imprese che decidono dei loro investimenti finanziari devono ormai tenere conto che un limitato impatto ambientale è ormai una componente costitutiva della qualità complessiva di un prodotto o di un servizio. Un prodotto che non sia environmentally friendly rischia di essere penalizzato in particolare dai segmenti di consumatori più informati. Quindi:

. La friendliness nei confronti dell’ambiente è destinata a divenire una componente della qualità di prodotti e servizi, anche se questo porterà ad una riduzione della quantità dei consumi;

. Centralizzazione dei valori immateriali (cultura, estetica, relazioni, tempo);

. Valorizzazione sociale dell’identità e dell’immagine di “consumatore socialmente responsabile”.

 
Scenari finanziari
Venerdì 03 Ottobre 2008 16:46

Le contraddizioni del libero mercato.

Lehman Brothers, una delle più note società di servizi finanziari a livello globale non esiste più. E non è la sola istituzione finanziaria che affonda nella crisi. La cosiddetta “finanza creativa”, sta minando il sistema economico mondiale.

Per far ripartire l’economia, gli USA hanno proceduto a nazionalizzazioni di istituzioni finanziarie private, coprendole con soldi pubblici, ma la vera soluzione sarebbe stata investire meglio tali fondi, ad esempio in servizi socialmente produttivi per la collettività, varando un piano di ricostruzione ed ammodernamento di molte infrastrutture.

Il risultato è che, se da un lato si sta assistendo al trionfo del libero mercato su scala mondiale, dall’altro si assiste ad un indebolimento di quelle istituzioni che dovrebbero equilibrarne gli eccessi e con esse, purtroppo, le democrazie.

 
Comunicazione parallela
Giovedì 02 Ottobre 2008 17:32

La versione cinese del marchio.

Ogni segno rappresentabile graficamente può essere oggetto di registrazione di marchio in Cina: lettere, ideogrammi, numeri, simboli tridimensionali, disegni e combinazioni dei precedenti. L’esperienza delle società che da tempo operano in questo territorio dimostra che prima di effettuare qualsiasi operazione commerciale in Cina sia utile provvedere alla registrazione del marchio nella Repubblica Popolare Cinese.

La registrazione in loco è importante in quanto consente di tutelarsi in caso di violazione degli stessi e previene la registrazione del proprio marchio da parte di altri soggetti, poiché vige il principio della priorità di registrazione. Quindi attenzione perché questo principio rende proprietario dei diritti il soggetto che per primo registra un marchio. Se questo si verifica cosa succede? Succede che il legittimo proprietario oltre a subire il danno di utilizzo del proprio marchio da parte di terza persona, non potrà nemmeno commercializzare sul territorio cinese i propri prodotti poiché cadrebbe in violazione di diritti.

Cosa fare per un’azienda che intende tutelarsi? Deve creare la versione cinese del proprio marchioabbracciando una comunicazione parallela che faccia lavorare il messaggio originale del marchio con simboli e ideogrammi. Con la traduzione in cinese del proprio marchio non si deve solamente affermare qualcosa, ma creare anche espressioni in grado di suggerire ed evocare associazioni mentali funzionali alla vendita e alla diffusione del prodotto.

Un’altra componente importante è la fonetica. E’ possibile scegliere il nome di un marchio prediligendo il rispetto delle sonorità piuttosto del contenuto. Alcuni esempi:Coca-Cola con l’attuale traduzione in cinese Kekou-Kele (delizioso), Mercedes-Benz con Benchi (veloce), Lego con Legao (divertimento superiore), Carrefour con Jialefu (casa felice).

 
Formule integrate di comunicazione
Mercoledì 01 Ottobre 2008 16:28

È il momento dei multimedia storyteller.

Credibilità e blasone non sempre sono sufficienti. Calo di lettori e diminuzione della raccolta pubblicitaria segnano la sofferenza di quotidiani e magazines che subiscono sempre di più l’accerchiamento dell’informazione immediata, tempestiva e gratuita del web. A loro volta gli investimenti pubblicitari, invariabilmente a favore dei grandi numeri, sono attratti dalle vaste audience composte attorno ad internet da target interessanti per fasce d’età e condizione socio-economica.

Allora se è vero il detto “tieni cari gli amici, ma ancora di più i nemici”, molte aziende editoriali hanno ridotto la concorrenza pericolosa del web, accorciando le distanze con la rete per produrre sinergie e infine guadagno. Con l’assunzione del modello di business del “multimedia storyteller”, in cui la chiave del successo non è il mezzo ma il messaggio da esso declinato, Vogue America ha registrato lo scorso settembre il record di ben 727 pagine pubblicitarie. Una testimonianza, certo, della sete di pubblicità della stampa di settore, ma soprattutto della validità delle formule integrate: la maggior parte degli inserzionisti, infatti, ha acquistato anche la presenza online, mostrando in sfilata le proprie collezioni, oltre che promuovendole in un portale di vendita. Condè Nast, editrice in Italia dell’omonima testata fashion, ha creato, sotto la guida di un manager di internet come Massimo Crotti, una direzione generale apposita per il web. Ne è nato un sito ombrello, Style, emanazione di tre brand: Vogue; Glamour e Vanity Fair.

Una sorta di contenitore che, mutuando gli argomenti elaborati dalle tre redazioni offline, possa intercettare in un una popolazione femminile dai 18 ai 45 anni alte quote di utenti unici tra le non lettrici delle versioni cartacee. In sostanza, la declinazione online ha la duplice finalità di allargamento del target e di ampliamento delle funzioni di servizio.

 
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