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Mercoledì 10 Settembre 2008 17:50 |
La radio alla ribalta in Italia: 39 milioni di ascoltatori.
Nel mondo di oggi, dove la comunicazione può vantare diversi mezzi e canali multimediali, la radio svolge ancora un ruolo determinante. Trentanove i milioni gli italiani che ascoltano la radio, una cifra molto grande, che forse viene presa poco in considerazione. Ecco la sfida che la radio lancia allo schermo del televisore, e alla velocità di internet, mezzi comunicativi assai più all’avanguardia. Bisogna guardare di più al mondo radiofonico e investire su questo, come negli USA. Qui, spesso le agenzie creative cominciano il loro iter proprio dalla radio. Mezzo a sé stante, infatti, la radio è capace di instaurare un rapporto molto più diretto e personale con la audience. Pensiamo ad esempio all’oggetto in sé: strumento prêt-à-porter, la radio acquisisce più facilmente un valore particolare, quasi affettivo, per chi la possiede e cosa non meno importante, anche i telefoni cellulari ne possiedono una al loro interno, con la possibilità di configurarne i canali. Oggigiorno i device con cui si può ascoltare la radio sono talmente tanti che dire che la radio è ovunque ormai è un dato di fatto.Se ci pensiamo, è difficile sentire qualcuno che dice “Canale 5 è la mia Tv preferita”, mentre sarà più facile sentirsi dire il nome dell’emittente radiofonica prediletta!Questo perché, come già detto, la radio ha un feeling che altri mezzi non hanno, il che ne fa un punto di forza per i pubblicitari. |
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Dematerializzazione dei prodotti part 2 |
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Martedì 09 Settembre 2008 15:08 |
Brand storming. Ridefinizione degli ambiti e adattamento al mercato globale.La dematerializzazione dei prodotti e il loro tragitto verso uno spiccato polisensualismo implicano un ripensamento sistematico della progettazione, della comunicazione e della distribuzione dei prodotti stessi.Interessante diventa, in seguito, la realtà operativa in cui si trovano alcune marche di fronte a mercati sempre più aperti. In quei paesi in cui la cultura di riferimento risulta essere diversa rispetto a quella dei paesi d’origine, i brand possono essere percepiti in maniera difforme da come previsto dai loro ideatori. Nella parola “glocalizzazione”, allora, vi è riassunto lo sforzo, da parte delle imprese, nel cercare di adattare i propri brand alle particolarità di ciascun mercato globale. Perché, come qualsiasi artefatto culturale, i brand non possono essere disgiunti dal contesto sociale. |
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Dematerializzazione dei prodotti part 1 |
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Lunedì 08 Settembre 2008 15:22 |
Brand storming. Forte identità e capacità di mutare insieme alle aspettative del consumatore... questo è il futuro dei brand di successo.
La comunicazione è la leva grazie alla quale le imprese sono riuscite a superare la visione materiale dei propri prodotti per affermarne le componenti più emozionali e spirituali. Una logica che si accosta alle categorie tipiche del comportamento religioso: l’orientamento fideistico, il senso di partecipazione e le ritualità che celebrano l’appartenenza al gruppo sono gli elementi di “imbottitura” di un brand, ciò che lo rende meno vulnerabile alle imitazioni. Il che rimanda al concetto di sopravvivenza delle marche: solo i brand che riescono a mantenere forti identità e, contemporaneamente, a mutare insieme alle esigenze e alle aspettative del pubblico sono capaci di assicurarsi perennità, asset fondamentale per la “vera” marca.Tuttavia gli aspetti immateriali non sono sufficienti, da soli, a fare di un prodotto un successo. L’innovazione è la chiave di volta su cui edificare un arco di trionfo. Ne è un esempio la storia di Apple che, salvata dal collasso, ha saputo rinascere certamente con azzeccate operazioni di marketing (e al carisma del suo Ceo Steve Jobs), ma, prima di tutto, grazie alla spinta innovativa che l’ha portata dal business dei computer a quello nascente dell’elettronica di consumo.In ogni caso, il fatto che il posizionamento del brand faccia sempre più perno sulle emozioni comporta una ridefinizione degli ambiti competitivi. |
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Venerdì 05 Settembre 2008 15:12 |
Come garantire lo sviluppo delle attività strategiche.
Come sappiamo, il compito principale della finanza aziendale è di garantire il reperimento delle risorse finanziarie necessarie per il funzionamento dell’impresa e per il sostenimento dei piani di sviluppo strategico. Con la crescita della complessità e della valenza strategica dei nuovi sistemi di investimento, dove l’aspetto finanziario è assurto ad uno dei fattori decisivi sia in termini di valutazione preventiva di ritorno dell’investimento, sia di capacità di reperimento di nuove risorse, la finanza ha acquisito in maniera crescente un ruolo di supporto alle decisioni strategiche dell’impresa innovandosi. I fattori che hanno contribuito all’evoluzione: - L’allargamento e lo sviluppo dei mercati finanziari, che ha richiesto l’introduzione, già da alcuni decenni nei mercati più sviluppati, delle regole di corporate governance e delle procedure di gestione e controllo dei rischi dell’impresa, allo scopo di fornire maggiore trasparenza nel controllo azionario e nella conduzione delle imprese, tutelando il consumatore; - L’evoluzione delle metodologie di valutazione del profilo rischio/rendimento degli investimenti finanziari, quali ad esempio il discounted cash flow, l’economic value added, e i metodi di valutazione del risultato finanziario aggiustato per il rischio (cash flow at risk, return on risk adjusted capital) che sono stati gradualmente applicati in azienda per misurare le performance aziendali e legarle alla creazione di valore attraverso lo sviluppo di nuovi sistemi di incentivazione del management. |
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Giovedì 04 Settembre 2008 17:30 |
Il non profit cerca il contatto diretto.
Numerose case history dimostrano che il direct marketing è uno strumento molto efficace per il fund raising, soprattutto se l’approccio rispetta i criteri contenuti nell’acronimo AIDA (attenzione, interesse, desiderio, azione). E’ ritenuto strumento evoluto per il terzo settore. Oggi sempre di più la raccolta di fondi e la sensibilizzazione del pubblico verso iniziative di solidarietà sociale passa attraverso campagne di marketing diretto che riducono i costi e offrono sufficienti garanzie di risultati. E che nel nostro Paese ci sia terreno fertile per il direct marketing e in particolare per quello realizzato da associazioni no profit, lo dimostrano i dati della ricerca “Gli italiani e il marketing di relazione: promozione, direct marketing, digital marketing”, richiesta da Assocomunicazione. Sono circa 21 milioni gli italiani che interagiscono con attività di direct marketing: sono attivi, colti, informati con una leadership media e alta, reagiscono alle sollecitazioni del direct e della posta in particolare quasi quanto quelli dell’advertising (tv) e considerano gli strumenti del direct utili e validi per informarsi. |
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